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saranno tutti coloro che si interrogano su cosa mangiano

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Pappardelle alla santoreggia con ragù bianco di chianina

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Schede tecniche

Ecco tutte le info che cercavi!

achillea

Nome comune: Achillea

Nome botanico: Achillea millefolium, achillea, millefoglio

Famiglia: Asteraceae

Parte utilizzata: foglie, fiori e semi

Fioritura: estate

Periodo balsamico: Le sommità fiorite si raccolgono da giugno a settembre, si essiccano all’ombra al di sotto dei 40 gradi, dopo aver riunito le infiorescenze in mazzetti;
si conservano in sacchetti di carta o tela.

Costituenti principali
 
All’interno della droga troviamo:

  • flavonoidi
  • achilleina (sostanza molto amara)
  • lattoni sesquiterpenici
  • tannini
  • alcaloidi
  • zuccheri
  • resine
  • cumarine
  • sali minerali
  • amminoacidi
  • acidi organici
  • triterpeni

Dalla droga dell’Achillea si ottiene, tramite un processo di distillazione a vapore, l’olio essenziale che è di colore blu come quello della Camomilla.

L’olio essenziale contiene:

  • Azulene (idrocarburo aromatico)
  • 1,8-cineolo
  • β-pinene (monoterpene)
  • sabinene (monoterpene)
  • farnesene (sesquiterpene)
  • β-cariofillene (sesquiterpene)

Principi attivi (proprietà): tannini, rutina, oli essenziali, sequiterpeni, steroli, achillina, acido achilleico, acidi organici, fosfati, sali di potassio e mucillagini.

Descrizione botanica: La achillea millefolium è una pianta erbacea perenne che cresce nei prati incolti e ai bordi delle strade; possiede numerosi fusti eretti, lunghi e sottili, cavi e resistenti. I suoi fusti possono raggiungere un’altezza di 30-60/80 cm.

Attività principali: antispasmodica, amaro-tonica, coleretica, antibatterica, astringente, cicatrizzante.

Impiego terapeutico: Amenorrea e dismenorrea; metrorragie; anoressia e dispepsia gastrointestinale; spasmi delle vie digestive e uterine; affezioni venose (varici, flebiti, emorroidi). Nella droga il contenuto di olio essenziale varia dallo 0.2 % allo 0.3%; esso viene utilizzato per la produzione di creme, shampoo e altri prodotti cosmetici.

Utilizzo medico: Pianta ad azione vulneraria, viene impiegata tradizionalmente come tonico, stomachico ed antispasmodico. Nella terapeutica moderna è utilizzata per il suo contenuto in olio volatile ricco in azulene: i medicamenti ottenuti da questa pianta presentano un’azione antiflogistica netta e proprietà spasmodiche.

Tossicità ed effetti secondari: Non deve essere utilizzata nei casi di allergie, per la presenza di lattoni sesquiterpenici. Non dovrebbe essere assunta da bambini per la presenza di tuione.

Controindicazioni: può interferire con farmaci anticoagulanti (l’achilleina ha mostrato un effetto procoagulante nell’animale) e farmaci per il controllo della pressione arteriosa.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004.

Equiseto

Nome Comune: Equiseto, Coda Cavallina, Asperella, Coda Equina, Setolone

Nome botanico: Equisetum arvense L.

Famiglia: Equisetaceae

Etimologia: Dal latino «equisetum» equus = cavallo e saeta = crine, pelo, per la somiglianza con la coda del cavallo; «arvense»: arvum= dei campi

Descrizione botanica: Pianta perenne, a fusti eretti alti da 40 a 180 cm verticali, rami esili, verde chiaro. La pianta produce fusti sia sterili che fertili.

Parti utilizzate: prime parti aeree della pianta

Composizione e principi attivi:

  • Glucosidi flavonoidici: isoquercetina, luteolina, gassipetina,equisetina, kampferolo
  • Acidi grassi: linoleico, oleico, stearico, linolenico
  • Steroli: colesterolo ed isofucosterolo
  • Equisetina (miscela di alcaloidi)
  • Sali minerali (20% del peso secco): biossido di silicio, acido silicico, silicati idrosolubili, calcio, magnesio, potassio, ferro, manganese.
  • Acidi organici: malico, ossalico, ferulico, caffeico
  • Alcaloidi: nicotina, palustrina (tracce)
  • Tannini
  • Equisetonina (saronina)
  • Acido ascorbico

Organotropismo:

  • Tessuto osseo
  • Vie urinarie

Attività terapeutica:

  • Rimineralizzante del tessuto osseo (polvere come tale)
  • Diuretica volumetrica (T.M.)
  • Emostatica (per attivazione del sistema di coagulazione)
  • Cicatrizzante (per stimolazione del tessuto connettivo)
  • Molto usato in cosmetologia per la preparazione di creme antirughe, anticellulite e contro le smagliature, per la sua attività a livello dei fibroblasti del connettivo

Indicazioni cliniche:

  • Ritenzione idrica
  • Cellulite
  • Obesità e sovrappeso
  • Demineralizzazione e osteoporosi
  • Consolidamento di fratture- formazione di callo osseo
  • Coadiuvante nelle ferite a lenta cicatrizzazione (uso esterno)

Tossicologia:

Nessun effetto tossico anche ad alti dosaggi

Interazione con altri farmaci:

L’azione dell’equiseto si somma a quella di altri diuretici naturali e di sintesi

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004.

Tarassaco

Nome Comune: Tarassaco, Dente di leone, Piscialetto, Pisciacane, Soffione.

Nome botanico: Taraxacum officinale Weber

Famiglia: Asteraceae

Etimologia: il nome deriva probabilmente dal greco “Taraxis” = “guarisco”, con riferimento alle proprietà medicinali della pianta, o dal persiano “erba amara”

Descrizione botanica: pianta erbacea perenne con foglie profondamente incise che i primavera formano una fitta rosetta basale, da cui prendono origine le sommità fiorali con steli alti fino a 45 cm circa. I grossi capolini, di un bel giallo vivo, a piena maturità si trasformano in un grosso pappo vaporoso, sferico, piumoso. È provvisto di una grossa radice a fittone, bianca all’esterno e scura all’interno.

Fioritura: da marzo a ottobre

Periodo balsamico: aprile e settembre

Parte utilizzata: radice, pianta intera fiorita. Per privilegiare l’effetto diuretico si possono utilizzare le sole foglie.

Diffuso in quasi tutto il mondo, comune in Italia in campi, cortili, prati, dal mare ai monti, la droga è costituita dalla radice (raccolta preferibilmente in autunno), talvolta accompagnata dalle parti aeree. In commercio di trova anche la droga costituita dalle sole foglie.

Sapore: amarognolo

Composizione e principi attivi:

La radice contiene:

  • Sesquiterpeni lattonici: eudesmanolidi, germacrnolidi, tarassacoside, tetraidroridentina B
  • Triterpeni: tarassolo, tarasserolo, tarassasterolo, y-tarassasterolo, faradiolo, β-amirina
  • Steroli: stigmasterolo, β-sitosterolo
  • Inulina (circa il 25%, che può arrivare fino al 40% nel periodo estivo)
  • Zuccheri: fruttosio, glucosio, saccarosio etc.
  • Glucosidi
  • Colina
  • Acidi fenolici: caffeico, pidrossifenilacetico, clorogenico
  • Gomme; resine
  • Vitamine
  • Amminoacidi
  • Sali minerali

I fiori contengono:

  • Carotenoidi: luteina, epossido luteina, flavoxantina, crisantemaxantina ed i loro monoesteri e di-esteri con acidi grassi (principalmente miristico, ma anche laurico, palmitico e stearico)

Le foglie contengono:

  • Carotenoidi: luteina, violaxantina ed altri
  • Sostanze amare
  • Vitamine A, B, C e D. il contenuto di vitamina A (14.000IU/100 g) è più alto di quello della carota (11.000 IU/100g)

Elevato contenuto di potassio che può raggiungere fino al 4,5 % nelle parti aeree della pianta.

Organotropismo:

  • Fegato e vie biliari
  • Apparato gastro-intestinale
  • Apparato urinario
  • Metabolismo lipidico

Attività terapeutica:

  • Colagogo-coleretica, colecistocinetica (triterpeni e lattoni sesquiterpenici )
  • Eupeptica e stomachica
  • Diuretica e saluretica, uricosurica (flavonoidi ed eudesmanolidi )
  • Blandamente lassativa
  • Leggera attività antiinfiammatoria a livello dei tessuti connettivi
  • Discreta azione anti-radicali liberi
  • Blanda attività anti dislipidemica

Indicazioni cliniche:

  • Epatocolecistopatie e discinesie delle vie biliari
  • Insufficienza epatica
  • Prevenzione della litiasi biliare
  • Cicli stagionali di depurazione epato-biliare
  • Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia
  • Riduzione della ritenzione idrica

Tossicologia: La letteratura medica non segnala effetti degni di nota

Effetti collaterali: Non evidenziati

Controindicazioni: Sempre da evitare in pazienti affetti da calcolosi della colecisti, con presenza di piccoli calcoli. L’attività colecistocinetica del Tarassaco potrebbe spingere i microcalcoli fuori dalla colecisti, attraverso il dotto cistico, con rischio di incuneamento a livello del coledoco, con conseguente ittero da inclusione. L’azione eupeptica e stomachica del Tarassaco, stimolando le secrezioni gastriche, lo rende inadatto a tutti i soggetti che soffrono di gastrite e ulcera peptica.

Interazioni con altri farmaci: Tenere in debito conto l’attività lassativa del fitocomplesso, in caso di uso contemporaneo di lassativi antrachinonici.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004. http:/www.erbeofficinali.org/dati/q_scheda_res.php?nv_erba=TARASSACO.

cardo mariano

Nome Comune: Cardo Mariano

Nome botanico: Silybum Marianum

Famiglia: Compositae

Parte utilizzata: i frutti

Fioritura: da Maggio ad Agosto

Periodo balsamico: Luglio

Droga utilizzata: semi raccolti in luglio-agosto

Sapore: insapore

Descrizione botanica: pianta erbacea biennale alta fino a 120 cm, glabra ma ricca di spine con grande rosa di foglie basali macchiate di bianco, picciolate, divise in lobi muniti di una spina all’apice. grandi capolini solitari di 6 cm formati da fiori tubulosi purpurei che producono achenicon pappo setoloso e bianco.

Costituenti principali:

– silimarina e isomeri 8silibina, silidianina, silicristina),

 – 0,1 % olio essenziale,

– tiramina, istamina,

– dal 16 al 28% olio grasso ad alto tenore di acidi grassi insaturi,

– mucillagine, acidi resinci amari, tannini catechici,

– vitamina C, E, K, acidi organici,

– flavonoidi (quercetina, taxifolina, deidrokaempferolo)

Attività principali: antiepatotossica, azione epatoprotettrice, azione antiossidante; debolmente spasmolitica

Principi attivi: Flavonoide silimarina, tiramina, precursori dell´istamina, apigenina, silibonolo, acidi oleico linoleico miristico palmitico e stearico, principio amaro, mucillagine, tannini catechici, vitamine C E K, acidi organici, idroclorito di betaina.

Proprietà e indicazioni: alimento, antiossidante, astenia o esaurimento e stress, emorragie, emorroidi, epistassi, ipotensione, neurotonico, steatosi epatica, vasocostrittore, vomiti incoercibili e cinetosi.

Impiego terapeutico: cirrosi, staetosi epatica, epatite acuta e cronica; ipotensione arteriosa; sindromi emorragiche (epistassi, meno-metrorragie, emorroidi sanguinanti)

Tossicità ed effetti secondari: il cardo mariano va usato con cautela nei soggetti ipertesi data la presenza di tiramina. Generalmente ben tollerato (può essere assunto anche in gravidanza e durante l’allattamento), può in alcuni soggetti sensibili dare un blando effetto lassativo che cessa dopo 2-3 giorni dalla sospensione. Uno studio recentemente pubblicato ha evidenziato che la pianta ai dosaggi terapeutici non dovrebbe interferire con l’indinavir (Piscitelli S., Formentini E. et al., Effect of milck Thistle on the pharmacokinetics in healthy volunteers,, Pharmacotherapy 22(5), 551-556 (2002)).

Controindicazioni: ipertensione

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004. https://erbeofficinali.org/dati/q_scheda_res.php?nv_erba=CARDO%20MARIANO.

Mirto

Nome Comune: Mirto

Nome botanico: Myrtus Communis L.

Famiglia: Myrtaceae

Parte utilizzata: foglie, bacche

Periodo balsamico: giugno

Droga utilizzata: foglie e bacche

Sapore: amaro, aromatico

Descrizione botanica: arbusto o raramente alberello fino a 3 m tipico della macchia mediterranea e soprattutto delle isole. la corteccia è grigiastra e bruno-rossiccia nei rami giovani, le foglie sono opposte, superiormente verde scuro-brillante, a margine intero, ovali, coriacee, lucide e senza peli, hanno dei punti traslucidi che corrispondono alle ghiandole aromatiche. i fiori sono ascellari, peduncolati, bianchi o rosati; androceo composto da molti stami dai lunghi filamenti, l’ovario infero termina in uno stilo e uno stimma che si confonde tra gli stami. la fioritura avviene tra maggio e luglio ma anche in tarda estate ed è abbondante. le bacche ovoidali nerastre-azzurrognole ed anche rosso scure che hanno molti semi e maturano da novembre a gennaio.

Costituenti principali:

  • 0,20% olio essenziale: mirtenolo, mirtanilacetato, geraniolo; α – pinene, limonene, canfene, cineolo;
  • 14% tannini (resina)

Principi attivi: Tannini, resina, olio essenziale con mirtenolo, mirtenilacetato, geraniolo, α-pinene, limonene, canfene, cineolo.

Attività principali: aromatizzanti, astringenti, antisettiche, antimicrobico/antimicotico

Attività terapeutica: affezioni bronchiali, dispepsia. Uso topico: gengiviti, emorroidi, leucorrea.

Tossicità ed effetti secondari: dosi elevate di olio essenziale possono provocare nausea, cefalea, depressione.

Controindicazioni: nessuna controindicazione alle dosi terapeutiche normali. dosi elevate di olio essenziale possono provocare mal di testa-nausea e depressione.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004

Romani, A., Buzzini, P., Chessa, I., Franconi, F., Pinelli, P., Turchetti, B., Nieddu, G. (2006). Use of extracts of myrtle (Myrtus communis L.), standardized for the polyphenolic molecule, as novel antimycotic agents active towards yeast and yeast-like microorganisms of biomedical interest. PCT/IT2006/47783+A.  Deposited date October 11, 2006.

Romani A., Buzzini P., Chessa I., Franconi F., Pinelli P., Turchetti B., Nieddu G. (2008). Use of extracts of myrtle and other mediterranean plants species, standardized in the content of polyphenol molecules, as a novel active antimycotic agents towards yeast and yeast-like microorganisms of biomedical interest.
European Patent EP1945237

Vitis Vinifera

Nome Comune: Vite

Nome botanico: Vitis Vinifera L.

Famiglia: Vitaceae

Etimologia: Vitis: dal latino “vitis” tralcio di vite, sarmento, usato pure per indicare la vite, ma anche altre piante rampicanti vinifera: da “vínum” vino e “féro” io porto: che serve per fare il vino

Fioritura: Maggio e Giugno

Periodo balsamico: Agosto

Parte utilizzata: foglie, semi, frutti, linfa, gemme

Droga utilizzata: foglie rosse [frutti- linfa- semi- gemme]

Descrizione botanica: Foglie alterne chiamate pampini, con lamina palmata a 3-5 lobi, cinque nervature; asimmetriche, con margini irregolarmente dentati. Infiorescenza a pannocchia composta da un asse principale (rachide) sul quale sono inseriti i racimoli, divisi in vari ordini, l’ultimo dei quali porta il fiore. I fiori, di numero variabile, presentano calice con 5 sepali e corolla di 5 petali, 5 stami, ovario con 4 ovuli. Sulla vite si possono trovare fiori ermafroditi, staminiferi (maschili) e pistilliferi (femminili). Il frutto è una bacca (acino) costituito da buccia, polpa ed endocarpo (tessuto membranoso in cui sono contenuti i semi). Gli acini sono posti sul grappolo detto raspo. La forma, la dimensione, il colore e il sapore variano a seconda della varietà.

Composizione e principi attivi:

  • proantocianidine
  • flavonoidi (come la quercitrina, la quercetina e l’iperina)
  • composti stilbenici
  • flavonoidi
  • tannini
  • catechine e altri glicosidi
  • vitamine e i sali minerali

La Vite rossa ha proprietà benefiche grazie all’altissimo contenuto di molecole antiossidanti in essa contenuti, in particolar modo tannini, polifenoli, antociani e stilbeni che svolgono un’azione protettiva e antinfiammatoria a livello delle membrane cellulari; in particolare i bioflavonoidi, molecole ad azione flebotonica, che intervengono in caso di insufficienza venosa e in tutti quei problemi legati al sistema circolatorio rinforzando le pareti dei vasi sanguigni. La loro azione si esplica a livello del capillare sanguigno, influenzandone positivamente la permeabilità vasale, impedendo che questa aumenti oltremisura portando edemi e gonfiori.

Attività terapeutica:

  • varici;
  • turbe della circolazione venosa in genere;
  • fragilità dei capillari;
  • rettocolite ulcerosa;
  • morbo di Crohn;
  • prostatismo;
  • emorroidi, processi infiammatori recidivanti/cronici;
  • neoformazioni benigne (gemme)

Utilizzo medico:

tutti conosciamo le virtù dietetiche dell’uva, sia come frutto che come succo. Dal punto di vista più strettamente fitoterapico si deve pensare, però, alle foglie. Le indicazioni terapeutiche delle foglie sono analoghe a quelle dei frutti di Mirtillo o di Ribes. Si tratta infatti di un’attività angioprotettrice, svolta a livello del microcircolo, grazie all’azione degli antocianosidi: diminuzione della permeabilità dei capillari e aumento della loro resistenza. La diminuita permeabilità dei capillari sarebbe conseguenza di una stabilizzazione del collagene (Rombi M., op., cit., p. 275). Importante è inoltre la presenza, in particolare nei semi, di proantocianidoli, sperimentalmente angioprotettori in vivo e inibitori dell’enzima di conversione dell’angioprotettrice si accompagna un’attività antiipertensiva. Un’interessante segnalazione, basata su uno studio in vitro, indica nelle procianidine un fattore dotato di effetto antimutagenico: tale effetto sarebbe dovuto, almeno in parte, alle proprietà antiossidanti delle procianidine (Liviero L. et al., Fitoterapia, vol. LXV, 3, 203 (1994)). Le foglie, che diventano rosse in autunno, presentano una concentrazione importante di antacianosidi. Il termine vite rossa sta appunto ad indicare questa peculiarità che la pianta presenta in modo più o meno marcato a seconda del cultivar (Alicante, Gamay).
La foglia possiede quindi proprietà vitaminoP-simili e si utilizza nelle manifestazioni funzionali e cliniche a carico del sistema venoso, in particolare insufficienza venosa degli arti inferiori, fragilità capillare, emorroidi e, come coadiuvante alle terapie farmacologiche, nella flebite. Associata ad altre piante vasculotrope si utilizza disturbi della menopausa. In passato, anche in virtù della sua azione astringente, veniva impiegata nel trattamento delle emorragie. Nel fitocomplesso sono presenti anche proantocianidine: tali sostanze di tipo flavonoide si sono rilevate molto interessanti come agenti  antiossidanti e sono particolarmente indicate, oltre che nel trattamento dei disturbi della circolazione periferica, per la prevenzione di malattie croniche a carattere degenerativo e per i processi di invecchiamento cutaneo (Bombardelli E. et al., Fitoterapia 66,291-317 (1995); Carini M et al., UVB-induced hemolysis of rat erythrocytes: protective effect of procyanidis from grape seeds, Life Sci. 67, 1799-1814 (2000)). I semi degli acini sono utilizzati come fonte di olio (olio di vinaccioli): si tratta di un olio abbastanza pregiato dal punto di vista alimentare grazie al sapore gradevole e ad una discreta resistenza all’irrancidimento. Contiene circa l’11% di acidi grassi saturi, soprattutto acido palmitico, circa il 16% di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), e circa il 73% di acidi grassi polinsaturi (acido linoleico). Insieme all’olio di cartamo è quello che ha maggior contenuto in acidi grassi polinsaturi.

Come per tutti gli oli di semi possiede effetti medicamentosi: azione lassativa ed ipocolesterolemizzante. L’assorbimento intestinale degli oli di semi risulta più ridotto rispetto a quello dell’olio di oliva, e la parte che viene eliminata con il materiale fecale risulta proporzionalmente maggiore, favorendo meccanicamente lo svuotamento intestinale. L’elevato contenuto di acidi polinsaturi determina proprietà anticolesteroliche. È consigliabile, quindi, che gli oli di seme che presentano un’alta concentrazione in grassi polinsaturi, come l’olio di vinaccioli, siano presenti nell’alimentazione in rapporto 1:1 rispetto all’olio di oliva. Grazie alle spiccate proprietà emollienti entra, inoltre, nella composizione di preparati topici, anche come succedaneo dell’olio di mandorle. La presenza di proantocianidine conferisce, oltre alle proprietà vasoprotettive, elasticità alla cute grazie a un’azione stabilizzante su collagene ed elastina (Costantini A., De Bernardi T., Gotti A., Clinical and caillaroscopic avaluation of chronic uncomplicated venuos insufficiency with procyanidins extracted from vitis vinifera, Minerva Cardioangiol. 47, 39-46 (1983)). Le proantocianidine sono presenti in tutti i tipi di uva, ma la più grande concentrazione si trova nei semi dell’uva purpurea: studi sperimentali hanno suggerito che, grazie lla loro attività antiossidante, le proantocianidine ottenute dai semi di vitis vinifera potrebbero essere usate nei soggetti affetti da  cancro, per attenuare gli effetti tossici associati alla somministrazione di chemioterapici (Joshi S.S., Kuszynski C.A., Bagchi M., Bagchi D., Chemopreventive effects of grape seed proanthocyanidin extract on Chang liver cells, Toxicology 155, 83-90 (2000)).
La linfa fresca veniva impiegata per trattare verruche e porri e, in soluzioni opportunatamente diluite, come collirio. È stata segnalata la presenza di un composto stilbenico, il resveratrolo, contenuto soprattutto nelle radici della pianta (ma presente anche nel vino) responsabile della resistenza nei confronti degli agenti patogeni e che sembra manifestare nell’uomo azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari (Bavaresco L., Fregoni C., Cantu E., Trevisan M., Stilbene compunds: from the grapevine to wine, Drugs. Exp. Clin. Res. 25,57-63 (1999)). Le gemme: il loro utilizzo p indicato particolarmente nei processi infiammatori recidivanti o cronici, come nelle sequele del reumatismo articolare acuto con marcata  attività sul titolo antistreptolisinico, nell’artrite deformante le piccole articolazioni, nel processo artrosico in genere.
La localizzazione articolare non è, tuttavia, l’unica indicazione, in quanto anche l’angina recidivante, in particolare quella sostenuta da streptococchi, e gli stati di leucociti con linfocitosi trarranno giovamento dalla sua prescrizione. P. Henry, il “padre” della gemmoterapia, le consigliava nel trattamento del morbo  di  Crohn.

Effetti collaterali:

L’utilizzo della Vitis vinifera è assolutamente sconsigliato in caso di gravidanza e allattamento. In alcuni casi, seppur rari, dopo l’assunzione si sono verificati problemi quali: digestione difficile, nausea, vertigini e mal di testa, prurito e orticaria.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004. https://erbeofficinali.org/dati/q_scheda_res.php?nv_erba=VITE%20ROSSA

elicriso

Nome Comune: elicriso

Nome botanico: helichhrysum italicum, helichrysum angustifolium

Famiglia: Compositae

Parte utilizzata: la pianta fiorita

Periodo balsamico: Giugno e Luglio

Costituenti principali: flavonoidii: 0,4% circa di isosalipurposide, naringenina e il suo 5-0 diglucoside, i due diastereoisomeri al C-2 della naringerina -0 lucoside, detti elicrisine A e B, glucosidi del kaempferolo, apigenina ed apigenina 7-0 glucoside, luteolina 7-0- glucoside, quercetina 3-0 glucoside, 3,5 didrossi6,7,8-trimetossiflavone ecc.; olio essenziale: 0,05 circa cntenete nerolo, nerilacetato, α- e β-dichetoni, ecc; ftalidi: 5 metossi, 7-idrossi e 5,5-dimetossiftalidi;, scopoletina, umbelliferone ed esculetina in moderate quantità; piranoderivati: arenolo ed omoarenolo, campesterolo ed acido beta-sitosterolglucorortico, elipirone, e derivati dell’alfa pirone derivati del floroglucinolo, principi amari quali lattoni sesquiterpenici; acido caffeico; tannini-cere; sostanze non ancora identificate , denominate arenarina (a probabile attività antibioitca)

Principi attivi (proprietà): Flavonoidi, olio essenziale, ftalidi, eugenolo, linalolo, un sesquiterpene azulogeno, scopoletina, umbelliferone, piranoderivati, nerolo, acido caprilico, isovalerico e caffeico, tannini, cere, arenarina (non identificata).

Utilizzo medico: Recentemente è stato condotto uno studio clinico che ha confermato l’efficacia terapeutica della pianta nel trattamento della psoriasi: è stato utilizzato l’estratto fluido di elicriso italico (posologia: 3-4 cucchiaini al dì, per un periodo di tempo variante tra i 60-90 giorni; a livello topico è stato utilizzato oleolito di elicriso (10%) e balneoterapia con decotto concentrato della pianta (20%). Pazienti hanno mostrato un miglioramento clinico dopo circa tre settimane di terapia, caratterizzato da netto risanamento delle chiazze eritemato-squamose, con diminuzione progressiva della componente paracheratosica, regressione dell’eritema e diminuzione progressiva della componente paracheratosica, regressione dell’eritema e diminuzione del prurito (presente solo nei soggetti eretistici). Le recidive, subito dopo la sospensione del trattamento, sono state modeste, mentre elevate sono risultate quelle a più di un mese (massimo due mesi) dalla sospensione del trattamento. In ambedue i casi la sintomatologia è apparsa più attenuata e prontamente reversibile con la prosecuzione della terapia (Campanini E., Acta Phytotherapeutica, 1, 8 (1995)). A conferma delle segnalazioni che si evincono dalla letteratura, i migliori risultati si sono ottenuti nelle forme recenti, mentre nelle forme datate (>10 anni) i risultati sono stati scarsi o nulli. In modo costante si è assistito ad un netto miglioramento delle funzioni digestive e del tono generale (Torretti M., Rassegna di Dermatologica 2 (1955); Vannini C., Atti II Seminario Internazionale Piante Medicinali e Medicina Tradizionale, Città di Castello, 1981, pp. 75-82). Non si sono evidenziate modificazioni apprezzabili nei parametri ematochimici. La tolleranza è stata buona senza alcun effetto collaterale.

Tossicità ed effetti secondari: la letteratura non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale.

Controindicazioni: nessuna controindicazione alle dosi terapeutiche normali eccetto ipersensibilità individuale.

Attività principali: antinfiammatoria, antiallergica, antieritematosa e fotoprotettiva; bechica e balsamica; antiepatotossica.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004. http://www.erbeofficinali.org/dati/q_scheda_res.php?nv_erba=ELICRISO.

Ortica

Nome Comune: Ortica

Nome botanico: Urtica dioica L.- Urtica urens L.

Famiglia: Urticaceae

Etimologia: Il nome deriva dal latino urere = bruciare

Descrizione botanica: Pianta erbacea perenne.

Fusto eretto e quadrangolare, alto fino a 150 cm, con rizomastrisciante e ramificato. Foglie opposte a due a due, lanceolate, seghettate, ricoperte di peli urticanti. I fiori, piccoli e verdi, nascono all’ascella delle foglie e sono riuniti in grappoli ramificati. Il frutto è un achenio. E’ una pianta persistente avventizia, considerata infestante.

Composizione e principi attivi:

  • proteine: 5-6 % della pianta fresca
  • azoto totale: 4% della pianta secca
  • amminoacidi essenziali: tutti presenti
  • flavonoidi: rutina, glicosidi del kampferolo, della quercetina, della isoramnetina
  • amine: istamina, acetilcolina, serotonina
  • lignani
  • pigmenti: xantofille, violaxantina, licopene, carotenoidi
  • clorofilla: una delle maggiori fonti esistenti in natura
  • steroli: β-sitosterolo e derivati
  • glucidi: mono, di tri polisaccaridi, lectina a basso peso molecolare
  • acido formico, acido acetico
  • protoporfirina e coproporfirina
  • secretina (stimola secrezione pancreatica)
  • triterpeni-scopoletina
  • vitamine: C, B2, K, acido pantotenico,acido folico,
  • minerali: Fe, S, Ca, Si, Na, K, Mg, Mn
  • tannini, cere, mucillagini
  • nicotina (nelle foglie)
  • olio essenziale: – esteri 15% – fitolo 1%
  • chetoni 39%
  • alcoli liberi 2%
  • aldeidi, sostanze azotate

 Organotropismo:

  • Vie urinarie
  • Cute ed annessi
  • Apparato locomotore
  • Apparato gastro-intestinale
  • Sistema emopoietico
  • Metabolismo glico-lipidico

 Attività terapeutica:

  • Diuretica volumetrica, declorurante e deuricemizzante
  • Rimineralizzante
  • Antiflogistica, antireumatica
  • emopoietica, antianemica
  • Stomachica e digestiva
  • Inibente le cellule prostatiche (radice)
  • Emostatica (vit. K)
  • usata anche come componente di lozioni ed alcoliti per rinforzare i capelli e come antiforfora

 

Indicazioni cliniche:

  • Edemi da ritenzione – iperuricemia (TM)
  • Reumoartropatie acute o croniche (T.M. o E.S.)
  • Astenia ed anemia (succo fresco o polvere come tale dalla parte aerea della pianta)
  • Osteoporosi o demineralizzazione (polvere come tale dalla parte aerea della pianta)
  • Adenoma prostatico (radice)
  • Alopecia e caduta dei capelli (radice)
  • Coadiuvante nelle flogosi delle vie urinarie (T.M.)

 Tossicità ed effetti secondari: nessun effetto secondario e tossico alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Tuttavia l’ingestione di forti dosi può provocare irritazione gastrica, una sensazione di bruciore generalizzato della pelle e dermatite. Da non utilizzare in caso di edemi causati da ridotta efficienza cardiaca o renale (parti aeree). Per l’azione emmenagoga se ne sconsiglia l’uso in gravidanza. Il contatto con la pianta fresca può provocare una sensazione di bruciore talvolta dolorosa e di prutio (orticaria).

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004

Zafferano

:Nome comune: zafferano

Nome botanico:  Crocus Sativus L.

Famiglia: Iridaceae

Parte utilizzata: stimmi dei fiori

Fioritura: Ottobre e Novembre

Periodo balsamico: Ottobre

Droga utilizzata: stimmi o stigmi [croci stigmata f.u.]

 Sapore: metallico

Costituenti principali:

  • carotenoidi: crocina (2%)
  • Principi amari (4% di picrocrocina o glucoside del 4β-idrossi-ciclocitrale)
  • Olio essenziale (<1%): safranale (che si forma durante l’essiccamento dall’aglicone 4β-idrossi-ciclocitrale della picrocrocina)
  • Fitosteroli; vitamine del gruppo B
  • Olio grasso e derivati dell’acido oleanolico

Principi attivi (proprietà): in genere, dato il costo proibitivo e la tossicità in alti dosaggi, non lo si considera da un punto di vista dei benefici per la salute, ma in realtà lo zafferano contiene vitamina A, B1 e B2, ha proprietà antiossidanti e ha una lunga tradizione nella medicina popolare.

Descrizione botanica: pianta erbacea perenne che produce foglie e fiori in autunno

Attività principali: amaro-tonica; antispasmodica e sedativa; coloranti; aromatizzanti

Impiego terapeutico: desueto

Utilizzo medico: gli stimmi di zafferano si caratterizzano, dal punto di vista terapeutico, per un’azione stimolante-cordiale alla quale si affianca, nello stesso tempo, un’azione antispasmodica. Molto utilizzata in passato, come stomachica ed antiisterica la droga sembra avere un’azione elettiva sull’apparato genitale femminile: alla pianta venivano riconosciute, infatti proprietà emmenagoghe.

ZAFFERANO PURISSIMO POLVERE

Parte della pianta impiegata: Stimmi essiccati

Epoca di raccolta: Settembre-Ottobre

Attivi della pianta: Picrocrocina, eteroside amaro, da cui deriva l’aldeide safranale, cui è dovuto l’aroma

Tipo di prodotto e impiego: Pianta officinale L. 99 del 06/01/31

Aspetto: Polvere untuosa al tatto

Colore: Rosso vivo

Odore: Forte e speciale, ricorda vagamente lo iodoformio

Sapore: Amaricante tipico

Proprietà: Eupeptico, amaro-tonico e stimolante; colorante; correttivo del sapore in alcuni alimenti. E’ stata anche riscontrata un’azione spasmolitica a livello uterino (utile nelle dismenorree dolorose)

Applicazioni: Impiegato in cosmetic, Usato nell’industria alimentare, Usato nell’industria farmaceutica

Preparazioni: 0,2-0,5 g di polvere, 2-3 volte/die; uso esterno: polvere tal quale per frizioni gengivali

ZAFFERANO STIGMI INTERI

Parte della pianta impiegata: Stimmi essiccati

Epoca di raccolta: Settembre-Ottobre

Attivi della pianta: Picrocrocina, eteroside amaro, da cui deriva l’aldeide safranale, cui è dovuto l’aroma

Tipo di prodotto e impiego: Pianta officinale L. 99 del 06/01/31

Aspetto: Stimmi interi essiccati

Colore: Rosso-arancio vivo

Odore: Forte e speciale, ricorda vagamente lo iodoformio

Sapore: Amaricante tipico

Proprietà: Eupeptico, amaro-tonico e stimolante; colorante; correttivo del sapore in alcuni alimenti. E’ stata anche riscontrata un’azione spasmolitica a livello uterino (utile nelle dismenorree dolorose)

Applicazioni: Impiegato in cosmetic, Usato nell’industria alimentare

Preparazioni: Infuso all’1-1,5%; tintura (1:5) da 10 a 30 gocce per volta

Tossicità ed effetti secondari: alle dosi di impiego lo Zafferano è innocuo (dose giornaliera massima= 1,5 g.) il suo impiego è sconsigliato in gravidanza. Per dosaggi elevati risulta estremamente tossico: la dose letale corrisponde a 20,0 g, quella abortiva a 10,0 g.

Riferimenti bibliografici recenti: E. Campanini, “Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” casa ed. Tecniche Nuove, II edizione, 2004. (http://www.benessere.com/alimentazione/alimenti/zafferano.htm). Droghe e piante medicinali – P.E. Alessandri